Armi
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Nessuno ha saputo dire con certezza dove fosse iniziato. Alcuni parlavano di un topo morto nelle gallerie sotto Termini, quella stazione che i romani odiano già in tempi normali e che finalmente aveva dato loro un motivo valido. Altri indicavano un container senza contrassegno al porto di Civitavecchia che la dogana non aveva mai aperto perché il funzionario competente era in ferie e il sostituto del sostituto era in malattia. Qualcuno sussurrava di un laboratorio all'ENEA di Frascati la cui frequenza di emergenza si era spenta la notte del 12 marzo e non aveva mai più trasmesso. Su una cosa tutti concordano: è scoppiato un martedì, in piena ora di punta.
«Al calar della sera, il Colosseo brillava ancora sotto i riflettori, dorando una città che non aveva più nulla di vivo. Via dei Fori Imperiali, deserta, era cosparsa di passeggini rovesciati e scarpe abbandonate. E nel buio, aveva fame.»
Dal katana alla marionetta di Billy. Dal carro armato al nano da giardino. Ogni sopravvissuto porta 3 oggetti: scegli bene. Sblocca nuovo equipaggiamento guadagnando esperienza.
I pasti diventano opere d'arte. Il morale della squadra non scende mai sotto il 60%.
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La corona impone rispetto anche nel caos. Il leader irradia presenza, nessuno discute i suoi ordini.
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▌ 4 trasmissioni da leggere prima di formare la squadra
I primi casi sono apparsi alla stazione Termini. Pendolari che barcollando scendevano dalla metro A, cerei, crollando sulle banchine prima di rialzarsi con una lentezza meccanica, occhi vitrei, mascella pendente, dita contratte come fili di marionette rotte. I vigilantes hanno pensato prima a un malore collettivo. Poi sono iniziati i morsi.
In meno di due ore, la metropolitana di Roma, tre linee, settantatré stazioni, la metro più piccola e malandata d'Europa per una città di quella dimensione, si è trasformata in un mattatoio. La linea A, quella che collega Battistini a Anagnina passando sotto il Vaticano e il centro storico, è diventata una trappola mortale: treni stipati che continuavano ad avanzare, porte bloccate, urla che si spegnevano vagone per vagone, fermata dopo fermata. Al nodo di Termini, dove si incrociano le due linee principali sotto la stazione più caotica d'Italia, migliaia di persone si sono trovate schiacciate tra i tornelli e la marea grigia che saliva dai tunnel. Roma è eterna, dicono. Quella sera ha scoperto cosa significa davvero.
In superficie, Roma non ha capito subito. Ai tavolini di Trastevere servivano ancora carbonara e vino dei Castelli quando i primi infetti sono emersi dalle bocche della metro su Via del Corso, inciampando nella luce del tramonto, passando davanti alle vetrine di Zara e H&M che hanno rimpiazzato le botteghe artigiane, perché Roma muore sempre due volte, prima di kitsch e poi per davvero. La gente ha filmato. Ovviamente. Il video di un tipo con la maglia della Roma che mordeva un cameriere davanti al Pantheon, quel tempio di duemila anni che ha visto barbari, papi, Mussolini e turisti in sandali con i calzini e che adesso vedeva questo, è diventato virale: trentatré milioni di visualizzazioni prima che la rete crollasse.
Il Presidente del Consiglio ha parlato alle 18:47 da Palazzo Chigi. Alle 19:15, Palazzo Chigi era al buio. Alle 20:02, al Viminale nessuno rispondeva più al telefono. L'Italia aveva avuto sessantanove governi in ottant'anni di Repubblica. Scopriva adesso che il settantesimo non sarebbe mai arrivato.
L'esercito ha tentato di stabilire un perimetro lungo le Mura Aureliane, quelle mura che l'imperatore Aureliano aveva costruito nel 270 dopo Cristo per proteggere Roma dai barbari. Millesettecento anni dopo, non proteggevano dai morti che camminavano. Roma non è una città che si lascia tagliare. Sotto ogni strada c'è un'altra strada, sotto ogni palazzo un altro palazzo, sotto ogni secolo un altro secolo. Le catacombe, i cunicoli, le fogne imperiali, i bunker della seconda guerra, tutto collegato, tutto poroso. La cosa non aveva bisogno delle porte. Aveva le fondamenta.
Trastevere è caduto per primo. Nelle stradine dove ogni sera migliaia di persone si accalcavano tra ristoranti turistici e osterie vere, dove il rumore delle forchette si mescolava alle chitarre dei buskers, il silenzio è arrivato tutto insieme, come un sipario che cala. A Testaccio, nel quartiere dove il mattatoio era diventato un museo d'arte contemporanea, la carne è tornata. A San Lorenzo, il quartiere degli studenti bombardato nel '43 e mai veramente ricostruito, le barricate improvvisate con i motorini e i cassonetti non hanno tenuto.
In Vaticano, le guardie svizzere hanno chiuso il portone di bronzo di San Pietro. Dentro, silenzio. La Cappella Sistina, dove Michelangelo aveva dipinto il Giudizio Universale sul soffitto, guardava dall'alto un giudizio che nessun artista avrebbe mai potuto immaginare. Il dito di Dio che tocca il dito di Adamo. Ma Adamo non rispondeva più.
Al Colosseo, quell'anfiteatro dove per secoli gli uomini si erano uccisi per il divertimento di altri uomini, le arcate vuote incorniciavano la luna. Ombre si trascinavano sull'arena dove i gladiatori avevano combattuto. Non era la prima volta che il Colosseo vedeva la morte. Ma era la prima volta che la morte non finiva quando l'imperatore abbassava il pollice.
Dalla terrazza del Pincio, si vedeva tutta Roma spegnersi. La cupola di San Pietro, i pini a ombrello, le terrazze con i panni stesi, le antenne sui tetti, tutto si scioglieva nel buio. La Fontana di Trevi, dove i turisti lanciavano monete per tornare, continuava a scorrere. Nessuno sarebbe tornato.
Roma. La Città Eterna. La città di Fellini, che aveva filmato la dolce vita e sapeva che sotto la dolcezza c'era sempre il vuoto. La città di Pasolini, che aveva raccontato le borgate e sapeva che la periferia divora il centro, sempre.
Questa volta il centro ha divorato se stesso.
E nel buio tra i palazzi color ocra e le rovine, tra le chiese e le trattorie, tra i gatti che dormivano sui resti dell'impero e gli impero che non restavano più niente, quattro milioni di bocche si aprivano. Non per parlare. Non per gridare. Non per bestemmiare nel traffico. Per mordere.